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| Arrestati gli hacker che finanziavano il terrorismo |
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| Scritto da Roberto Cascio |
| Venerdì 12 Giugno 2009 11:30 |
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L'operazione denominata Pbx Hacker ha portato all'arresto di sei persone - cinque pakistani e un filippino - con l'accusa di "aver carpito sistemi informatici a società internazionali". La storia comincia due anni fa quando, su informazioni fornite dall'Fbi, la polizia italiana si mette sulle tracce di un gruppo di hacker filippini che si sarebbero introdotti nei sistemi di alcune compagnie telefoniche statunitensi per "acquisirne i codici di accesso che abilitavano alle chiamate internazionali". Che cosa c'entra la polizia italiana con i guai delle compagnie americane? Il legame è fornito da Zamir Mohammad, un pakistano che gestiva un phone center a Brescia e che sarebbe il maggior acquirente - per l'Italia e la Spagna - dei codici rubati. Dei codici così ottenuti Mohammad teneva una parte, rivendendo il resto. Pare che i guadagni provenienti da questa attività venissero utilizzati per finanziare "formazioni di matrice integralista islamica nel sud-est asiatico" secondo quanto dichiarato dalla polizia. L'indagine non si è limitata al phone center Bresciano ma ha coinvolto esercizi analoghi a Reggio Emilia, Ancona, Ascoli e Macerata. Il giro d'affari dell'organizzazione criminale era di circa 55 milioni di euro.
Tratto da Zeus News |